Partita Iva. Per il 2022 sono previsti tre grandi cambiamenti per i titolari in regime forfettario. Andiamo a scoprire le ipotesiÂ
La Partita Iva con regime forfettario è destinata ai soggetti con reddito annuo inferiore a 65mila euro.
I titolari godono di un metodo fiscale agevolato che, allo stato attuale delle cose, garantisce una bassa tassazione. I primi cinque anni dall’apertura della Partita Iva con regime forfettario, infatti, sono tassati al 5% per arrivare al 15% dal sesto anno in poi. Si usufruisce, inoltre, di una riduzione dei contributi INPS e non è necessario addebitare l’IVA in fattura ai propri clienti. Inoltre, vige l’esonero da fatturazione elettronica.
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In base al codice ATECO, ossia un sistema di classificazione delle attività economiche, viene calcolato il corrispondente Coefficiente di Redditività , cioè la percentuale da sottrarre ai propri guadagni per ottenere il reddito imponibile sul quale verranno calcolate le tasse da pagare. Facciamo un esempio. I commercianti hanno un Coefficiente di Redditività del 40%. Questa percentuale rappresenta i costi forfettari, decisi dallo stato, a cui si dovrebbe andare incontro. Se si ipotizza, per esempio, un fatturato annuale di 10mila euro, un commerciante scarica il 60% (6mila euro); la restante parte (il 40% appunto) rappresenta l’utile.
Cosa potrebbe cambiare per le Partite Iva con regime forfettario nel 2022? Sono previste tre riforme di cui, però, ancora non vi è certezza. Solo la legge di stabilità che verrà approvata generalmente a metà dicembre potrà sedare ogni dubbio. Alcuni pensavano addirittura a un’abolizione del regime stesso da parte del governo Draghi poichè considerato poco concorrenziale rispetto alle altre forme di P.I. e che sia troppo avvantaggiato nella percentuale di tassazione
A quanto pare, rimarrĂ quasi identico. Le possibile modifiche sono essenzialmente le seguenti.
La prima riguarda un cambiamento dei Coefficienti di RedditivitĂ (rimasti identici dal 2016 fino a ora). Si parla di una variazione delle percentuali per alcuni codici ATECO ma non per tutte le attivitĂ ; in esame il commercio ambulante e la vendita dei prodotti alimentari.
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La seconda ipotesi riguarda l’eventualità che si superi il limite di reddito annuo di 65mila euro. É in discussione l’idea che possa essere innalzato a 100mila euro. Questo potrebbe avvenire per concedere alle aziende una maggiore facoltà di crescita. Superando, infatti, i 65mila euro, si andrebbe incontro a un passaggio da regime forfettario (con agevolazione fiscale) a uno ordinario (nettamente più gravoso). Molti professionisti tendono quindi a “volare basso” e rimanere entro il limite sopra citato.
La terza e ultima ipotesi di cambiamento riguarda, invece, l’obbligo dei titolari di Partita Iva con regime forfettario di fare fatturazione elettronica (cosa che già avveniva se emessa verso la pubblica amministrazione).